Il 16 Agosto abbiamo suonato a Capistrello in provincia di L’Aquila, durante il soundcheck, quel pomeriggio, ho notato a fianco del palco una persona che se ne stava lì sola e con lo sguardo rassegnato, aveva i nostri dischi in mano così l’ ho avvicinato per firmarglieli, ci siamo presentati e su mio invito ha cominciato a raccontarmi la sua disavventura.
Questo è Antonio da L’Aquila.
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Il 16 Agosto abbiamo suonato a Capistrello in provincia di L’Aquila, durante il soundcheck, quel pomeriggio, ho notato a fianco del palco una persona che se ne stava lì sola e con lo sguardo rassegnato, aveva i nostri dischi in mano così l’ ho avvicinato per firmarglieli, ci siamo presentati e su mio invito ha cominciato a raccontarmi la sua disavventura.
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A tre anni dal’uscita del “L’Uomo Sogna Di Volare” i Negrita tornano con un nuovo album: “HellDorado”. Contro-Mano.net ha avuto la fortuna di poter intervistare il chitarrista del gruppo, Mac, il quale ci ha dimostrato grande disponibilità ed attenzione.
Per una migliore facilità di lettura indicheremo i quesiti con le iniziali “CM” (Contro-Mano.net), e le risposte di Mac con la lettera “M”.
CM: Da che cosa nasce il titolo di “HellDorado” ?
M: Nella società in cui viviamo siamo costantemente bombardati da messaggi ingannevoli, modelli e schemi che hanno poca se non nessuna attinenza con la realtà, siamo orientati verso una forma di consumismo del superfluo, creiamo un enorme spreco di risorse e le nostre scelte non sono più dettate da un gusto personale perchè ci sentiamo al sicuro solo seguendo un gusto comune.
L’impoverimento culturale spinge l’uomo a confondersi nella massa piuttosto che esprimersi con personalità e coraggio. Siamo in sostanza vittime dell’ estetica vuota.
Viviamo in una gabbia dorata che abbiamo chiamato giocando con le parole: Helldorado, inferno dorato.
CM: Nel disco sono inconfondibili influenze di gruppi storici quali Clash e Mano Negra. quanto matrici musicali di questo genere sono radici della vostra musica.
M: Quando abbiamo cominciato a imbracciare una chitarra per la prima volta i Clash erano ancora in giro e i Mano Negra stavano cominciando a farsi notare. Entrambi i gruppi e molte altre realtà parallele a loro sono state alla base della nostra crescita culturale musicale fin dall’ inizio, è solo che mai come in questo album il nostro stile si era avvicinato tanto al loro…..
Che siano le esperienze che si fanno a determinare l’estetica musicale di un progetto? Forse sì.
Ci siamo lasciti contaminare dal rumore metropolitano di Buenos Aires, di Barcellona, di Madrid e quando abbiamo composto le canzoni di Helldorado certi colori inevitabilmente si sono piazzati lì tra le note e le parole.
CM: Da Arezzo a New Orleans, al Sud America, all’Africa, … Il viaggio; I caratteri che più stimolano la vostra musica.
M: Il viaggio ha da sempre caratterizzato la nostra storia anche se solo da pochi anni abbiamo veramente preso coscienza di quanto siano importanti per il nostro suono.
Siamo un gruppo, persone diverse che hanno trovato un equilibrio interno ma che cercano ancora un equilibrio con ciò che le circonda e lo cercano viaggiando, mettendosi in discussione e in relazione con stili di vita e mentalità differenti nei luoghi che via via ispirano la nostra voglia di esplorare.
C’è tanta musica in giro per il mondo e ci piace l’idea di trovarci a migliaia di chilometri da casa, entrare in un negozio di dischi (non il grande magazzino, ma il negozietto dove si vende la passione per la musica) e cominciare a esplorare con l’aiuto del negoziante…. E’ così che abbiamo
ascoltato per la prima volta la musica dei Bersuit in Argentina e alla fine li abbiamo invitati a suonare con noi in Italia, loro ci hanno invitato ad aprire i concerti in Spagna, ci siamo rivisti a Buenos Aires e sono finiti nel nostro album, così è successo con molti altri come i “La Zurda” sempre argentini.
CM: Il disco è ricco di collaborazioni Musicali. Cosa significa per i Negrita il lavoro con altre personalità? l’importanza della jam session e l’ombra oscura della
speculazione commerciale del mercato discografico.
M: In un certo senso ho già risposto a questa domanda poco sopra, ma aggiungo che una collaborazione può dare i sui frutti solo se c’è alla base una stima reciproca.
Roy Paci è da alcuni anni un amico e ci frequentiamo spesso, per lui c’è un posto d’onore in questo album. Un altro ospite è John Type, ci siamo conosciuti ad un DJ set della “Zona Bastarda” e da lì di tanto in tanto collaboriamo, lui è un fuori classe con i giradischi, e fa parte della nazionale di scratchers, che quest’anno si è piazzata terza ai mondiali.
Quindi la scelta nasce da una reciproca voglia di collaborazione.
CM: Il disco è, com buona probabilità, quello più impegnato, e di maggiore protesta, della vostra carriera: mi viene subito in mente “il libro in una mano, la bomba nell’altra”. Cosa vi ha spinto a ciò?
M: Anche gli altri dischi trattavano temi impegnati, ma qui è evidente che questo aspetto risalta di più . La nostra prima canzone fu “Cambio” ed era il periodo di tangentopoli. Adesso la situazione in Italia e nel mondo non è migliore e viene da sola la necessità di affrontare certi temi.
Anche la nostra età e il fatto che siamo tutti anche dei genitori ci fa sentire in dovere di trattare gli argomenti impegnati. Il libro in una mano, la bomba nell’altra è una canzone che analizza
certi aspetti della politica economica del primo mondo e quello della contraddizione di alcuni aspetti della religione. E’ un’ ottima canzone che ha scritto Drigo, credente confuso.
CM: I negrita nel 1994 ed i negrita oggi? In cosa vi sentite cambiati principalmente?
M: Il cambiamento è un’ aspetto che ci ha da sempre caratterizzato, nella vita si cresce e si fanno sempre nuove esperienze, è naturale per noi allargare gli orizzonti musicali di disco in disco ed è naturale che non siamo più i Negrita del 1994, è una questione di onestà.
Ma per lo spirito con cui affrontiamo ogni nuovo lavoro non ci sentiamo cambiati affatto.
CM: Questa vuole essere in tono molto scherzoso. Non ho invertito per errore i termini, ne la sequenza logica, si vuole solamente ragionare all’inverso: – datevi una
risposta, fatevi una domanda!
M: Questa, senza offesa un’ altra volta.
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