LEGGETE, DIFFONDETE E…. MAGARI FIRMATE!
http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391107
L’APPELLO DEI TRE GIURISTI
L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.
Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.
Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.
Franco Cordero
Stefano Rodotà
Gustavo Zagrebelsky
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Di seguito, tratto dal Corriere.it del 30 giugno 2009:
SEIMILA VOCI PER L’AFRICA - Lontano dall’Aquila ma su altre montagne, nelle Dolomiti, altri musicisti e cantanti danno il loro contributo alla causa dell’Africa, che al G8 avrà un palcoscenico particolare con l’invito di numerosi paesi. Paolo ’Pau’ Bruni per i Negrita, Moni Ovadia, Lucio Dalla, Francesco Baccini, Edoardo Bennato e Gualtiero Bertelli sono scesi al fianco degli organizzatori della manifestazione ’G8 -Le Dolomiti abbracciano l’Africa’, la catena umana di seimila persone che domenica prossima alle 12 a Misurina (Belluno), abbraccerà le tre cime di Lavarado per ricordare agli otto ’grandi’ gli impegni nei confronti dei Paesi del Sud del mondo – registrando alcuni video messaggi che mano mano saranno scaricati sul canale You-Tube creato per l’occasione (http://www.youtube.com/user/DOLOMITAFRICAG8).
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Voglio segnalarvi quest’intervista fatta a De Magistris, estratta da Exit, il programma di La7.
Luigi De Magistris si candida come indipendente tra le file dell’Idv per le prossime europee… a voi i commenti…
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Molti di voi già la conosceranno, è l’intervista a Genchi fatta dal blog di Grillo qualche giorno fa.
E’ incredibile quanto l’informazione nazionale non se ne sia accorta… una cosa come questa dovrebbe far tremare tutto!! E invece…
Se Genchi c’è, e non si/ci fa, come credo, tra qualche mese si comincia a ridere!
Fatela girare il più possibile, la gente deve sapere.
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Aggiungo la lettera che questi 4 signori qua sotto hanno pubblicato ieri sul sito di Micromega… così rispondo anche a magiko.
xxx
Lettera aperta all’onorevole Franceschini
Umberto Veronesi, Andrea Camilleri, Stefano Rodotà, Paolo Flores d’Arcais: Gli emendamenti del Pd sulla legge “fine-vita” non sono una mediazione, sono una resa.
Stimato onorevole Franceschini,
appena eletto segretario del Partito democratico, lei ha fatto riferimento alla laicità come valore irrinunciabile del suo partito, in quanto valore irrinunciabile della carta costituzionale. Il banco di prova della coerenza pratica rispetto a questa affermazione è costituito dall’atteggiamento che il suo partito assumerà nella discussione sulla legge cosiddetta “fine-vita”.
Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt’uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa.
E infatti la Costituzione della Repubblica nel suo articolo 32, e la convenzione di Oviedo ratificata dall’Italia, la legge sul servizio sanitario nazionale, e numerose e univoche sentenze della Cassazione negli ultimi anni, stabiliscono in modo tassativo che nessun cittadino può essere sottomesso a “interventi nel campo della salute” senza il suo consenso (debitamente informato) e che tale consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. La convenzione di Oviedo evita ogni distinzione tra “cure” e altri interventi (“di sostegno vitale”, ecc.) proprio perché non si possa giocare sulle parole e violare così il diritto del paziente di rifiutare qualsiasi trattamento medico e/o ospedaliero (tranne che per gli eccezionali motivi di sicurezza pubblica: epidemie, vaccini e simili).
Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l’abc della laicità che l’Europa tutta ha adottato in campo medico, confermando l’essenzialità del consenso informato nell’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto. All’art. 2, comma 2 dice infatti: “L’attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.
Il che significa che Piergiorgio Welby non potrebbe far disattivare il respiratore artificiale, e che Luca Coscioni non avrebbe potuto rifiutare la tracheotomia, e che l’amputazione di un arto che va in gangrena diventerebbe coatto, e così la trasfusione di sangue anche a chi la rifiuta per motivi religiosi (tutti rifiuti garantiti oggi dalla legge e più volte applicati fino al “prodursi della morte del paziente”).
Non basta. L’articolo 5 comma 6 stabilisce che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. In tal modo il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, davanti a un notaio e reiterando le sue volontà ogni tre anni, il sondino gli sarà messo in gola a forza. I medici delle cure palliative hanno del resto spiegato drammaticamente che alimentazione e idratazione non alleviano ma moltiplicano e intensificano le sofferenze nei malati terminali. Queste sofferenze aggiuntive, che è difficile non definire torture in malati in quelle condizioni, diventano con questa legge obbligatorie.
E’ evidente il carattere anticostituzionale di tale legge, ma anche il suo carattere semplicemente disumano. Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell’articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell’articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta “mediazione” di Rutelli, praticamente indistinguibile dal disegno di legge della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall’on. Quagliariello.
Il Partito democratico aveva il suo progetto di legge da anni, e con tale programma andò alle elezioni che portarono al secondo governo Prodi: la legge firmata da Ignazio Marino. Ogni passo indietro rispetto a tale proposta sarebbe una rinuncia pura e semplice ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione.
Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà di coscienza” al momento del voto. Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave.
Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile – per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione – lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?
La legge ora in discussione sulle volontà di fine vita è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana) di quella sopra evocata. Non costringe al battesimo forzato, costringe al sondino forzato, al respiratore forzato, a qualsiasi accanimento che prolunghi artificialmente una vita che, per la persona che la vive, non è più vita ma solo tortura. Peggiore quindi della morte.
In ogni caso la libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà di coscienza delle persone.
Siamo certi perciò che nulla di tutto questo accadrà, e che in coerenza con il valore della laicità da lei riaffermato, il Partito democratico non tollererà scelte che violino, opprimano e vanifichino l’elementare diritto di ciascuno sulla propria vita.
Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Stefano Rodotà
Umberto Veronesi
(25 febbraio 2009)
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Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l’idratazione e l’alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l’ultima parola. Qual è allora l’utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia?
- Firma l’appello per il diritto alla libertà di cura. Già sottoscritto da oltre 100.000 italiani, aderisci on-line qui:
http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it/
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Da qualche giorno il sito LibertàeGiustizia sta raccogliendo firme per un appello estremamente importante, a nostro avviso. Cominciamo a farci sentire, prima che sia troppo tardi! Firma anche tu.
Negrita
http://www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=11
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Oggi farò una cosa inconsueta… metto in rilievo un commento che impalpable ha inserito nel post precedente a questo…
avrei voluto parlarne io… ma mi ha anticipato… bene!
Di seguito una dichiarazione di Sonia Alfano, figlia del giornalista Giuseppe Alfano assassinato dalla mafia.
Commentate.
impalpable scrive:
24 Gennaio 2009 alle 17:23Vorrei lascire un commento che come al solito non è attinente con l’euforia di chi (come me) sta aspettando il 27 febbraio gia armato di tritolo… (concerto a Roma…)
Ma un mese prima c’è un’altro evento al quale tutti devono partecipare con i coltelli tra i denti.
Chi cerca di attentare alla democrazia dovrebbe trovare un’opposizione, se non in Parlamento, quanto meno nelle piazze e nelle via di ogni città del Paese.
Una manifestazione contro una deriva autoritaria che dalla libertà d’informazione ora si sta scagliando contro l’ultima roccaforte rimasta in meno alla democrazia e dunque dei cittadini: l’indipendenza della giustizia nei confronti dei poteri forti.
28 GENNAIO DALLE ORE 9.00 ALLE ORE 14.00 TUTTI A PIAZZA FARNESE A ROMA. PER DE MAGISTRIS, PER LA FORLEO E PER TUTTE LE PERSONE ASSETATE DI LIBERTà E DI DEMOCRAZIA.
Sonia Alfano:
“Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.
Io so che il presidente del Senato, Schifani, è stato consulente al comune di Villabate quando lo stesso comune era sotto il controllo del clan Mandalà, e che dello stesso boss Mandalà Schifani è stato socio nella Siculabrokers.
Io so che il ministro Alfano si è baciato con il boss Crocenapoli al matrimonio della figlia dello stesso boss di Cosa Nostra.
Io so che Marcello Dell’Ultri, pregiudicato per vari reati, è stato condannato in primo grado per mafia e lo stesso Dell’Utri ha detto che Vittorio Mangano, stalliere di Arcore e mafioso, per lui è un eroe.
Io so che ci sono molti magistrati corrotti, mafiosi e amici di mafiosi che vanno a pranzo e a cena con i boss e con i cognati dei boss, eppure loro non sono stati puniti, ma premiati e promossi.
Io so che l’Articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. So, invece, che quattro cariche dello Stato hanno fatto di tutto per non farsi processare e sono al di sopra della legge.
Io so che l’articolo 21 dice che tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
So purtroppo che questo non è stato mai rispettato, so che non abbiamo una stampa libera e che tantissimi giornalisti sanno, fanno finta di non sapere, chiudono gli occhi e sono asserviti al sistema di potere.
Io so che l’articolo 101 della nostra Costituzione dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge e non all’abuso della legge o al potere politico.
Io so che Luigi De Magistris, Clementina Forleo, il procuratore Apicella sono stati trasferiti perché hanno osato indagare sui poteri forti, sui politici, sugli imprenditori e gli amici dei politici.
Io pensavo di aver dato a questo Paese ciò che di più grande possedevo, la mia famiglia, e invece mi rendo conto che è stato un sacrificio probabilmente vanificato anche se fatto in difesa di uno Stato di diritto. Ed è stato vanificato con l’instaurazione di questo regime dittatoriale.
Quando guardo il tricolore provo grande rabbia perché identifico il rosso che lo tinge col rosso del sangue dei nostri cari.
Ecco perché per me scendere in piazza oltre che un diritto è un dovere, nei confronti di chi per la nostra democrazia ha perso la vita. Se non mostreremo tutta la nostra indignazione questo regime, in assenza di reazione, si sentirà autorizzato a calpestare la nostra dignità.
Ecco perché invito tutti i cittadini che vogliono manifestare con noi a scendere in piazza, a Roma il 28 gennaio alle 9 in piazza Farnese.”
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Attraverso di noi molti di voi si sono innamorati del Brasile… Beh… quello che vedrete è uno dei tanti lati B del Brasile, che purtroppo riguarda molto da vicino alcuni nostri connazionali.
I Negrita hanno un amico che scrive su Repubblica, si chiama Marco Mathieu. Oltre ad essere un musicista e un giornalista, è anche un ottimo autore letterario. Consiglio: cercate in giro i titoli dei suoi libri e leggeteveli…
Qualche settimana fa mi chiama e mi fa vedere un suo reportage. “Bello!” dico io. “Te lo rubo e lo metto sul blog, che dici?” “Ok” fa lui.
Eccolo qua.
| Prigionieri all’estero | Prigionieri all’estero 2 | Prigionieri all’estero Il dibattito finale |
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